16 Giugno, 2020

ADDUCI: SIAMO IN BALÌA DELLE NOSTRE EMOZIONI

Adduci è un cantautore originario di Napoli e milanese di adozione. Dedica la sua vita alla musica e trascorre tutta l’adolescenza e la prima età adulta militando in diverse band tra Napoli, Bologna e Milano. A seguito dell’incontro a Milano con i produttori Lele Battista (ex La Sintesi) e Yuri Beretta (ex Genialando), nasce il progetto Adduci. Con loro individua una dimensione sonora coerente al taglio cantautorale della sua scrittura e della sua vocalità.

Di seguito l’intervista:

Ciao Adduci! Come stai? Parlaci del tuo progetto artistico: da dove nasce la voglia di fare musica?

Ciao, sto molto bene e spero anche tu, non è una cosa scontata ultimamente! Il mio progetto artistico nasce in purezza dalla semplice unione delle due parole che hai scelto, il sostantivo progetto e l’aggettivo artistico. Lo faccio perché mi fa stare bene, anche se non sempre mi rende felice. Dare una possibilità di esistere a questo insieme di parole, individuare per loro un percorso, una progettualità appunto, ha portato alla nascita di Adduci e ha fatto sì che io e te siamo qui, proprio adesso.

Parte di me è il tuo ultimo singolo, che anticipa l’album di inediti di prossima uscita, di cosa parla?

Come tutte le canzoni non sa parlare. Se ne avesse la possibilità urlerebbe, ma il suo destino è inevitabilmente quello di essere cantata! Scherzi a parte, questo brano esiste perché desideravo condividere un’esperienza della convivenza con me stesso. È un testo introspettivo, con un narratore che enuncia in prima persona ma adottando un punto di vista esterno a sé. È una canzone d’amore anche se non sembra, perché conoscere è il contrario di ignorare.

So perfettamente dove sono ma non ricordo più neanche il perché. Questa frase rappresenta in generale il momento di vuoto e di confusione, caratteristiche vicine all’attuale generazione. Quanto, secondo te, le emozioni che viviamo ogni giorno condizionano le nostre scelte?

Secondo me pochissimo. Siamo in balìa delle nostre emozioni, ma lo siamo anche degli eventi. Credo che le nostre decisioni siano già prese, che scegliere sia una percezione come tutte le altre che abbiamo dello spazio e del nostro modo di riempirlo, dunque del tempo. Una delle cose che non amo del mio carattere è quella di cercare di avere il più possibile il controllo su quello che faccio. Essere fatto così mi ha dato modo di capire quanto poco possiamo effettivamente controllare.

Come descriveresti la tua arte?

Ogni essere umano produce arte in ogni momento e in infiniti modi. Io mi servo della compressione e della rarefazione dell’aria per creare suoni: ne scelgo altezza, intensità e timbro, organizzo il tutto con un sistema (temperato equabile) e seguendo alcune regole dell’armonia risulta quella che è la mia arte, la musica, ma che cessa di essere mia nell’attimo stesso in cui incontra qualcun altro. Accade qualcosa di simile per le mie parole, che sono suoni prima di essere simboli, indici o icone (cfr. Peirce, 1895).

Hai progetti per il futuro?

Ne ho più di quanti riuscirò a realizzarne nelle prossime 4 vite, ma di una cosa sono sicuro: vi farò presto ascoltare nuove canzoni!

Parole Indie

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