10 Giugno, 2020

AIELLO VS COCCIANTE: QUANDO FINISCE UN AMORE

Molti sono i brani che si soffermano sul vuoto interiore susseguente alla fine di un grande amore; volendo fare due esempi, che per le sensazioni descritte sembrano affini pur appartenendo ad epoche diverse ed utilizzando quindi linguaggi diversi: Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante e La mia ultima storia di Aiello.

Alla base di entrambi i brani c’è la descrizione di un dolore in grado di lacerare l’io narrante fino a fargli perdere ogni punto di riferimento, un dolore così profondo da trasformarsi a tratti in rancore e da rendere inutile il sostegno di un amico quanto l’arrivo dell’estate: senza la persona che amiamo esistono solo l’inverno e la più totale solitudine.

Quando finisce un amore non rimane nulla: ti senti un nodo nella gola, un buco nello stomaco e sei preso dalla smania di cambiare te stesso per una volontà di ribellione nei confronti di quello che sei diventato in funzione della persona con cui avevi scelto di condividere il tuo cuore. La frustrazione conseguente alla fine di un rapporto deriva proprio dal fallimento di ogni sforzo: non si può dimenticare semplicemente cambiando aria, non si può dimenticare nemmeno cambiando il proprio nome, perché ci sono cose che resteranno per sempre impresse nelle nostre anime, per quanto ci sforziamo di mandarle via.

È come con le storie di Instagram, dopo 24 ore scompaiono, ma rimangono negli archivi, non si eliminano dal nostro profilo e continuano a ricordarci quello che siamo stati. Cocciante lascia meno spazio all’immaginazione presentandoci un brano che più che cantato, sembra essere recitato, messo in scena attraverso una voce graffiante e piena di sentimento. Aiello invece usa un linguaggio molto più ermetico, fatto di allusioni poco esplicite e solo tratteggiate; nel suo brano, infatti, ci si riferisce ad una storia Instagram che non è più disponibile e che dopo 24 ore sembra essere diventata invisibile, destabilizzando un soggetto che ha dimenticato anche come si dorme in un letto.

In entrambi i casi è tangibile la sofferenza che porta alla completa perdita di contatto con una realtà ormai priva di senso. Se in Cocciante abbiamo un climax ascendente che riesce a descriverci pienamente le sensazioni dell’artista attraverso l’utilizzo di un monologo interiore e porta l’ascoltatore all’immediata immedesimazione, in Aiello riusciamo a percepire il reale dolore solo nell’ultima strofa della canzone, in cui si assiste finalmente all’abbandono di ogni tratto allusivo attraverso un dialogo fittizio con la donna in questione:

Mi devi Parigi, l’ultima neve in città

Mi devi le pizze, che ho lasciato a metà

Mi devi il sorriso spento di fronte al mare

Mi devi le notti passate a soffocare

Mi devi i risvegli senza la musica

La colazione solo di domenica

E tutte le ragazze che non ho vissuto

Che solo su di te mi sarei abbattuto.

Annalisa Di lorenzo

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