Agosto 19, 2020

DOVE SEI? – NEFFA FEAT. GHEMON

Dove sei? La domanda di un soggetto dal cuore ormai scettico alla sua Euridice, una donna i cui passi sono percepiti solo in lontananza, persa nel vuoto di un attimo passato che non può essere riafferrato.

Alla base del testo di Neffa e Ghemon abbiamo immagini prive di consistenza che si mischiano nella psiche dell’io narrante fino ad essere confuse con la realtà.

Lo scacco del sogno sul mondo reale, del passato sul presente, è tangibile e arriva a rendere evanescenti gli oggetti per dare consistenza alle immagini.

Capita a volte di perdere una persona a cui rimaniamo legati e che ci rifiutiamo di lasciar andare al punto da continuare a parlare con il suo fantasma, chiedendogli dove si trova con la speranza che possa tornare.

Ci sono occhi che non possono essere dimenticati, nemmeno con il tempo; voci che si ostinano ad essere più armoniche di qualsiasi melodia; ricordi che bruciano come fiamme fino a disorientarci e frantumare il nostro mondo che inizia, a poco a poco, a crollare su noi stessi, intenti a gridare il nome di chi ormai non c’è più senza andare avanti.

L’impossibilità diventa possibilità solo nella realtà onirica, l’unica in cui Euridice si lascia afferrare promettendo di restare per sempre, un sempre che non appartiene però alla fragile umanità, caratterizzata da limiti temporali, e che è destinato a rivelarsi un autoinganno di una mente ormai al collasso, persa in un labirinto senza via d’uscita in cui fa da padrone il ricordo di lei, come un terribile Minotauro da cui è inutile provare a scappare.

Impensabile cercare di colmare un vuoto attraverso il sesso, inconsistente come non mai, fatto di mani che si muovono su corpi estranei che non possono trasmettere emozioni reali e che spinge lo stesso soggetto a continuare, con sguardo offuscato e perso, a porre la stessa domanda a chi ormai non può più sentirlo.

Annalisa Di lorenzo

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