Settembre 16, 2020

La malinconia delle 23:00

Una trama di note malinconiche usata disperatamente per coprire il vuoto lasciato da chi era capace di far volare l’io narrante a “sei metri da terra” ma poi è andato via contaminando la purezza di un sentimento quasi metafisico e tradendo il patto di fiducia alla base dei rapporti di coppia, questo il sottofondo musicale di “ventitré“, brano di Merlot uscito lo scorso ottobre. Il titolo si rifà in particolar modo ad un momento della giornata: 23:00 come l’orario più difficile da superare per chi deve fare i conti con una brutta rottura ed è costretto a sopportare un dolore che accresce proporzionalmente all’imbrunire del cielo e all’avvento della notte, parte del giorno da sempre destinata agli amanti e alle dolci tenerezze scambiate dopo le troppe frenetiche ore diurne; come l’orario in cui si fa spazio ai propri pensieri che non possono essere affrontati senza buttar giù un long island che riesca a rendere i vecchi ricordi metabolizzabili ma in cui, irrimediabilmente, si finisce soltanto per cercare ancora lo sguardo di una donna bella come il sole e che come il sole è in grado di provocare una sofferenza che può indurre alla cecità.Un misto di dolore e rabbia implodono nel ritornello che prende le mosse di un dialogo in prima persona con chi ha rotto l’incantesimo: “vorrei avere il coraggio di dirti almeno una volta vaffanculo stronza/ voglio giocare col tuo cuore a pallone/voglio farti provare il mio dolore perché non ha più senso vivere“.Il disprezzo nei confronti della persona per la quale si sarebbe stati disposti a mettere da parte tutto, a cambiare la propria vita è tangibile, come lo è l’amore ancora troppo vivo che non riesce ad essere toccato dalla delusione e non può trasformarsi in indifferenza. L’odio diventa soltanto “l’altro lato della medaglia“, il velo dietro al quale si nasconde il desiderio di stringere ancora chi non si può perdonare per amor proprio, una maschera da indossare con gli amici che non capirebbero i sentimenti contrastanti che affliggono il cuore di chi è stato tradito.

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Annalisa Di Lorenzo

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