24 Giugno, 2020

LEVANTE: IL RANCORE IN MUSICA

Chi non è mai stato innamorato forse non ha idea di cosa sia il vero rancore: ci si può arrabbiare per le ingiustizie, i torti subiti, le bugie. Ma niente può essere paragonato al fuoco capace di appiccare nell’animo umano una delusione proveniente dall’unico soggetto a cui si sarebbe disposti a donare tutto, quello che si considera di sempre, quello con cui si immagina un futuro e si rimpiange un passato permeato dalla sua assenza.

Proprio di questo ci parla Levante in Rancore, uno dei brani più introspettivi del suo nuovo album, Magmamemoria.

Come si evince dallo stesso titolo, al centro del brano abbiamo il rancore, il dolore che si trasforma in rabbia rivoluzionaria spingendola al congedo da una persona che non ha saputo amarla come meritava, espresso dalle parole a non rivederci Roma.

Nonostante la voglia di cambiare, l’odio tangibile in ogni parola del testo (in cui è addirittura descritto il funerale dell’individuo a cui è rivolta la canzone) resta l’amore: un amore malato, macchiato, ucciso in modo meschino, ma che non può smettere di essere fino a quando l’oceano non si trasformerà in sabbia.

Ed è proprio questo il presupposto di una rabbia così lacerante, verso l’amato ma soprattutto verso se stessa, che non riesce a provare indifferenza nei confronti di chi l’ha delusa ed appare costretta ad aggrapparsi necessariamente al rancore solo per avere il coraggio di non rivederlo più, mentre dentro brucia di un altro fuoco: non un fuoco di distruzione, ma un fuoco di desiderio che la porterebbe a volerlo ancora al suo fianco, come si comprende soprattutto in una parte del ritornello in cui la giovane artista afferma sei di ieri, ma ieri eri di sempre, mostrandosi in tutta la sua vulnerabilità e rendendoci partecipi del suo dolore.

Annalisa Di lorenzo

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