4 Giugno, 2020

ONNIE: TRASFORMO LE INSICUREZZE IN MUSICA

Giulia Bellanzoni, in arte Onnie è una cantautrice di Ravenna, classe 1993. Il suo percorso artistico parte dal musical, diplomandosi alla Bernstein School of Musical Theatre in canto, danza e recitazione. Oggi si interfaccia al mondo della musica indie-pop, abbracciando anche suoni elettronici, tramite un cantato intimo e personale.

Di seguito l’intervista completa:

Ciao Onnie! Come nasce questo nome d’arte?

Il mio nome d’arte ha impiegato molto tempo a nascere. Ho provato inizialmente a fare un accostamento di parole che potessero avere significato per me, ma niente sembrava avere senso. Poi improvvisamente è arrivato. Ero a fare la spesa con la mia nonna paterna che attualmente ha 96 anni, un grande esempio di forza femminile. Guardandola mi sono resa conto che era a lei che volevo dedicare il nome. Quindi ho scelto Onnie che è l’anagramma di Ionne perché sentivo che con un significato così forte non me ne sarei mai pentita.

Il tuo percorso artistico comincia con la passione per il musical. Come mai hai deciso di concentrarti maggiormente sulla sfera musicale?

Inizialmente non è stata una scelta voluta. Anzi, in quel periodo della mia vita avevo deciso che il canto non faceva per me, ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale con la mia voce, mi faceva stare male perché amavo cantare ma il canto musical richiede una vocalità di un certo tipo che io non sentivo di avere. E’ stata la vita a farmi cambiare idea, dopo un grave incidente al ginocchio avvenuto sul palco durante una replica di Grease, sono dovuta rimanere ferma a casa per sei mesi. Non avevo altra scelta che scrivere o cantare, è stato lì che ho scoperto un altro modo per esprimermi, con un tipo di canto molto più intimo e imperfetto (se così possiamo definirlo).

Quali sono le tue influenze a livello musicale? Cosa ti ispira nella stesura di un brano?

Nell’ultimo periodo chi mi ha ispirata di più a livello musicale è stata indubbiamente Billie Eilish, mi sono divorata il suo album in ogni sua sfumatura. Trovo il suo modo di cantare e di fare musica unico, sorprendente ed originale.

Nonostante io ami la musica moderna mi ritrovo spesso molto legata al passato, mi piace emozionarmi con i Beatles, scatenarmi con gli AC/DC o rilassarmi con Frank Sinatra. Credo di essere influenzata un po’ da tutto in realtà, in base anche a come mi sento.

Il tuo singolo d’esordio Resto Qui è la denuncia alle paranoie che derivano dalla comunicazione attraverso uno schermo e i fraintendimenti che possono risultarne. Come descriveresti la nostra epoca? Pensi che sia possibile tornare ad una comunicazione vera e diretta, che prescinda da un dispositivo elettronico?

In Resto qui parlo di una mia esperienza personale che ho voluto condividere perché penso che in tanti avrebbero potuto rispecchiarsi in questo tipo di amore. Ci troviamo nell’era della non-comunicazione, l’era di chi si nasconde dietro uno schermo o che comunque viene molto influenzato da questa dinamiche relazionali che possono confondere offuscando la realtà. Credo che siamo tutti più o meno consapevoli di quello che sta succedendo e sta ad ognuno di noi decidere di agire e di mettersi in gioco piuttosto che stare fermi ad aspettare conferme che arrivano da un dispositivo. Io per tanto tempo sono caduta in questa trappola e questa canzone credo mi abbia aiutata molto, perché sono riuscita a prendermi gioco delle mie paranoie e delle mie insicurezze buttandole fuori e trascrivendole in musica.

Se dovessi scegliere un musical che meglio rappresenta la tua vita e la tua musica, quale sarebbe?

Non credo ci sia un musical che rappresenti la mia vita. Forse un personaggio; Roxie Heart in Chicago. Roxie è una giovane ragazza che vive un po’ sulle nuvole, ma che non si tira indietro se c’è bisogno di mostrare coraggio e passione. Questo dualismo mi piace molto e lo ritrovo anche dentro di me. Ricordo benissimo la prima volta che ho visto Chicago, mi si sono illuminati gli occhi e ho pensato Voglio fare quello che fanno loro. È ambientato nella Chicago degli anni ’20, epoca che amo. Nonostante la mia musica sia molto lontana dal jazz al momento, non è detto che prima o poi cercherò di far incontrare questi due mondi. Quello moderno e quello passato. Mi stuzzica molto l’idea.

Parole Indie

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