Dicembre 7, 2020

KOSE, IL RAPPER CON LA LUCE DENTRO, TORNA AD EMOZIONARE CON “GUERNICA”, IL SUO NUOVO SINGOLO

E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali “Guernica” (Artist Development Cosmophonix Production), il nuovo singolo di Kose.

Il rap, la musica, la luce. Concetti estremamente complementari, ma per molti divisi, sperati da tematiche superficiali, frivole, vacue. La concezione errata ed erronea che il rap sia e debba essere sinonimo del racconto di sfarzi, ricchezze ed esistenze vissute al limite della legalità. Ma il genere, sviluppatosi appieno come costola dell’Hip Hop negli USA a metà degli anni ’70, aveva principalmente il compito di esprimere in rime i pensieri, i sentimenti, le emozioni, i drammi e le gioie della gente; il desiderio di riscatto, questa era la chiave. Ma il riscatto non va e non deve essere inteso come una sfida alla vita, come un piccolo olimpo fondato sull’insuccesso altrui; al contrario, occorre partire da se stessi per vivere un’esistenza appagante, soddisfacente, in linea con le proprie attitudini.

Ed è lontano dalle ostentazioni di ogni genere e tipo che Kose, MC mantovano classe 1979, ha costruito il suo percorso artistico, facendo proprio il linguaggio del Rap, ma discostandosi da tutto ciò che esula dall’esigenza espressiva, compresi gli sfoggi, che negli anni ‘80-‘90 erano simbolo tangibile di quel riscatto, ma che oggi, per molti, appaiono più come specchi dorati per le allodole; il manifesto di quell’esibizionismo che, nell’era dei Social, appartiene un po’ a tutti noi.

Guernica, città iberica capitale religiosa e storica dei Paesi Baschi spagnoli, diventata, con la sua quercia Gernikako Arbola – sotto la quale si riuniva l’Assemblea di Biscaglia – simbolo di libertà per il popolo locale, nel 1937, durante la guerra civile spagnola, subì un drammatico bombardamento aereo e divenne celebre in tutto il mondo grazie all’omonima magnifica opera del genio andaluso Pablo Picasso.

«“Guernica” – dichiara Kose – è un brano a cui tengo moltissimo. L’ho scritto subito dopo aver registrato le strofe nel mio registratore vocale, al ritorno da un concerto che avevo tenuto in provincia di Roma nel settembre del 2019. Al rientro, avevo deciso di percorrere la via Aurelia, costeggiando il mare lentamente, per godermi ogni istante di quella gioia vissuta la sera prima al concerto. Durante il tragitto, la mia mente ha ripercorso alcuni momenti della mia esistenza. Mi sono ritrovato catapultato in una specie di resoconto ed ero grato. Così ho fatto partire la strumentale che mi avevano inviato proprio quello stesso giorno e mi è venuto subito in mente il famoso quadro di Picasso. A quel punto ho unito la mia condizione esistenziale prima del mio incontro con Gesù, in cui mi sentivo frammentato come i soggetti del quadro ed il me di oggi, un uomo grato, che ha più volte vissuto l’esperienza di essere tratto in salvo. È un brano che potrei dire essersi scritto da sé, su una strumentale nuova rispetto ai suoni sui quali ero abituato a scrivere in passato. Resto comunque nel solco della Black Music e della scrittura che più mi contraddistingue che è quella “conscius”».

Il brano di Kose è il ritratto in musica di una “società-Guernica”, bombardata da ogni genere di contenuto, emozione, giudizio: una società sovraesposta, ma impreparata alla sovrastimolazione. Verità celate, maschere che ciascuno di noi indossa, chi per fingere, chi per nascondersi, chi per mettersi al riparo da un mondo che non sente proprio.

«La verità non ha spazio sopra i giornali, vedo coralli splendere anche sotto i temporali»; rime che scorrono chiare e fluide su un beat volutamente essenzialista, che lascia spazio ad un testo intenso, profondo, un vero e proprio agglomerato di contenuti, un manifesto in musica dei tempi nostri:

«Vicini estranei, brigliati dentro a giudizi e idee,
più cerchiamo di capirci e più scaviamo trincee.
Io da un po’ che ho cambiato rotta,
ho preso insulti e applausi come una rockstar.
Scendere infondo ai miei abissi,
voci di dissing che driblo per non sentirli.
C’è più di una spina da sradicare,
slaccio il collare, la libertà può fare male».

E per uscire da questa condizione di smarrimento, rabbia, lotta contro se stessi ed il prossimo, servono sentimenti puri, parole d’amore sincere – «parole eterne colmano il divario» -, che facciano sentire ogni essere umano «destinatario di un amore straordinario».

La ricerca di un Amore senza genere e definizione, che possa portare rinascita, serenità, libertà interiore, perché è sempre e solo l’Amore, in ogni sua forma e declinazione, a far giungere l’uomo alla conclusione che «davanti allo specchio ero come Guernica, a pezzi, ma tu mi hai ridato la vita».

Ad accompagnare il brano, il videoclip ufficiale, diretto da Peter Marvu, che riflette la valenza del brano con un susseguirsi di immagini girate tra la quiete del mare e la straordinaria, imponente bellezza della natura.

La Redazione

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