Gennaio 3, 2020

PARTECIPARE A SANREMO RENDE MAINSTREAM?

Sanremo. Città dei fiori, città del festival più atteso dell’anno.

Tra ritornelli pop e abiti da sogno, siamo giunti alla settantesima edizione.

Pochi giorni fa, sono stati annunciati i 22 big in gara e le 8 promesse che si contenderanno il premio di Sanremo Giovani 2020.

Da Marco Masini a Paolo Jannacci, sino ai beniamini di Amici di Maria de Filippi come Alberto Urso, Giordana Angi e l’idolo delle ragazzine, Riki.

Tra i 22, però, spicca indubbiamente una mole Indie/Rap/Trap.

Sarà un festival freestyle, ha annunciato il direttore artistico e presentatore Amadeus.

Infatti, spiccano nomi come Elettra Lamborghini, Achille Lauro, Pinguini Tattici Nucleari, Eugenio in via di gioia (nella sezione nuove proposte), Levante, Diodato, Rancore, Junior Cally e Salmo (ospite).

A questo punto la domanda è lecita:

Partecipare a Sanremo rende mainstream? Oppure è il festival che inizia a guardarsi intorno?

Lo stacco decisivo è stato segnato da quel battito di mani che tutti conosciamo: Mahmood – Soldi (Sanremo 2019).

Sul palco dello scorso anno si assaporava già aria di cambiamenti.

Quest’anno, la svolta decisiva, o meglio, la riconferma del fatto che presenze come Achille Lauro, Ex Otago, Ghemon, Motta, Zen Circus a Sanremo dello scorso anno, non erano un caso quanto, piuttosto, un azzardo vincente.

Non sono stati scelti classici brani a stampo sanremese, quanto brani da scaricare su Spotify, afferma il conduttore.

Se la musica cambia, non può non cambiare anche la manifestazione della musica italiana per eccellenza. Questo non significa rinnegare la tradizione sanremese e i brani che ne hanno fatto parte.

Sanremo, e più in generale l’Italia, è sempre stato e sarà sempre un punto di riferimento artistico essenziale per il resto del mondo, dal belcanto alla musica napoletana, ma è giusto accettare, condividere, assecondare l’evoluzione musicale.

La partecipazione a Sanremo senz’altro pone gli artisti dinanzi al grande schermo. C’è una risonanza differente, maggiore.

Indubbiamente, calcare quel palco significa, per molti artisti, passare dal proprio pubblico, al pubblico nazionale. Questo non li definisce necessariamente mainstream, quanto semplicemente Italiani e consapevoli dell’importanza di quel palco.

Sarà un Sanremo 2.0, quello di Amadeus.

Un Sanremo che guarda al presente e soprattutto al futuro, che dà spazio e fiducia ai giovani e al loro modo di esprimersi.

Commenti sui brani e critiche sull’abbigliamento, dal 4 all’8 febbraio su Rai Uno.

Cristiana D’auria

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