Dicembre 2, 2020

CINQUE ANNI DOPO MAINSTREAM DI CALCUTTA

Cosa mi manchi a fare“, brano che ben cinque anni fa anticipò l’album “Mainstream” di Calcutta,  ha avuto un ruolo molto importante nel panorama della musica italiana, facendosi portavoce di una rivoluzione lessicale mirante a prediligere le parole semplici e spontanee: quelle che userebbe un bambino (come quello che vediamo protagonista nel video) per raccontare la propria delusione amorosa. Dopo la perdita di una persona siamo soli, nonostante le persone che ci circondano cerchino di starci accanto e di offrirci soluzioni per superare l’accaduto, la verità è che siamo soli con noi stessi e con il dolore che cerchiamo irrimediabilmente di nascondere attraverso autoinganni volti a  sminuirlo: “E cosa importa se non mi ami più?“. 

Tutto questo è del tutto inutile e può farci stare bene per un periodo molto limitato: può darci l’autoconvinzione necessaria a reagire positivamente all’accaduto, ma non può realmente permetterci di colmare il grande vuoto lasciato nel nostro cuore  dall’assenza assordante di chi ancora amiamo e ancora vorremmo al nostro fianco, di chi non dovrebbe più mancarci, ma ci manca… Anche se questa mancanza non può spingerlo a tornare ed è destinata a rimanere tale… una mera mancanza che non ha nessuna utilità. La disperazione dell’io lirico, che smette di far finta che vada tutto bene e guarda in faccia ai suoi reali sentimenti, è presentata nella seconda strofa, in una parte parlata, più che cantata, in cui l’artista recita: “Ti prego dimmi che cosa mi manchi a fare…tanto mi mancheresti lo stesso, che cosa mi manchi a fare?” palesando il labirinto in cui si trova, l’assenza di una via d’uscita in cui la mancanza si impone sulla scena, nonostante la sua inutilità, nonostante la sua impossibilità di essere colmata, ma allo stesso tempo superata.

Si torna poi nuovamente agli autoinganni, che non reggendo più rivelano una forma ossimorica: il protagonista dichiara alla donna di non averla mai amata, dicendole che avrebbe soltanto voluto scomparire in un abbraccio. Non la ama, ma la ama così tanto da aver desiderato di sparire nel suo corpo per fondersi completamente con esso, si sarebbe appoggiato su di lei per modellare il suo essere su quella figura e rinunciare così  a se stesso… Non la ama perché la ama troppo, così tanto che la parola amore sembra forse essere troppo scontata per descrivere il bisogno che ha di lei.

Annalisa Di Lorenzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.