Ottobre 19, 2020

Balto: il loro ultimo singolo Mac Baren

portici di Bologna e gli spaghetti alle vongole sul lungomare. Murakami, i treni regionali. I BALTOraccontano la normalità che ci circonda, le vite in bilico col filtro di chi si trova fra i venti e i trent’anni.

La band composta da Andrea Zanni (voce e chitarra), Marco Villa ( basso e voce), Manolo Liuzzi (chitarra e voce) e Alberto Piccioni (batteria), nasce all’inizio dell’estate del 2017.

Mac Baren”, terzo singolo della band, esce il 9 ottobre 2020, singolo dedicato alla città di Bologna che sarà protagonista anche del video, città importante per la band.

Bologna per noi vuol dire formazione, crescita, sogni e paure mescolati in un drink in piazza Santo Stefano alle quattro di notte. Le canzoni sono nate così, nei nostri appartamenti in affitto durante gli intervalli dalle lezioni, sui treni regionali del ritorno in Romagna di tanto in tanto, lungo i viali la notte o sulla circolare esterna.

Li abbiamo intervistati per voi.

1. Ciao ragazzi! Come state? Mac Baren è il vostro ultimo singolo uscito il 9 Ottobre e lo descrivete così: questa canzone rappresenta tutto quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni, la malinconia della solitudine, la magia della spensieratezza delle cene in appartamento, l’incertezza del futuro e i sogni che non sanno restare dentro ai cassetti. Raccontereste ai nostri lettori qualcosa in più su questo nuovo brano?

Ma certo, grazie. Mac Baren è il titolo che abbiamo dato a una canzone nata ormai due anni fa, ma che sentiamo ancora nostra e viva, come se l’avessimo scritta ieri. Il titolo prendo il nome da un tabacco che in gergo universitario viene chiamato “senza nome”; abbiamo adottato queste due parole per rappresentare una crisi d’identità che abbiamo vissuto in questi anni universitari, un’incertezza che non se ne va via. Parla di noi, di Bologna, dei portici che ci proteggono dalla pioggia e dalle paure, del diventare grandi ma senza riuscire a lasciare i sogni dentro ai cassetti.

2. Come nasce il progetto artistico Balto e come mai questo nome?

Siamo nati nell’estate del 2017. Avevamo deciso di partecipare ad un contest per aprire una data ai Canova, avevamo bisogno di suonare dal vivo e di nuovi stimoli. “non succede, ma se succede…” ed è andata così, per fortuna. Solo che non avevamo ancora un nome e avremmo dovuto di lì a poco suonare in Piazza del popolo a Cesena, prima dei canova, appunto. Piccio (il batterista) aveva da poco iniziato a lavorare come ricercatore in un laboratorio di Fisica all’università di Bologna, aveva vinto un bando di dottorato e stava giocando con un composto del titanio. Non abbiamo mai capito come, ma davanti ai suoi occhi si sono palesati 4 elementi chimici, Ba, L, T, O. Ce l’ha proposto, ci suonava bene, ci scherzavamo su (Non siamo pop, non siamo rock, sappiamo soltanto quello che non siamo)

3. Cosa ne pensate dell’attuale mercato musicale? Siete soliti definire il vostro progetto con etichette come pop/indie/commerciale o non badate molto alla categorizzazione?

La verità è che non abbiamo mai capito davvero né chi siamo né cosa suoniamo. Per non banalizzare, abbiamo lavorato tantissimo per riuscire a trovare il nostro suono, la nostra identità, che però non siamo in grado di collocare. Sappiamo solo che ci piace un casino e che abbiamo voglia di sperimentare e scoprire ancora qualcosa di nuovo. Manolo (il chitarrista) lavora anche a delle colonne sonore per film o pubblicità. Questa cosa ci ha fatto venire voglia di non accontentarci, abbiamo scoperto un mare di mondi che potremmo esplorare e nei quali ci vivremmo volentieri. Comunque sì, alla fine forse è pop? 

4. Cosa significa far parte di una band nel 2020? Come sono organizzati i Balto dall’interno?

Ci vogliamo molto bene, abbiamo vite molto diverse e alcuni punti in comune abbastanza irremovibili. Per la scrittura di questo disco abbiamo lavorato in modo molto individuale per alcune parti, e totalmente insieme per altre. Le canzoni nascono chitarra e voce da Andrea, poi su alcune ci lavora e le passa al resto della band quando c’è già un’idea di strumentale e di voce. Ognuno poi ci mette del suo. Ci piace lavorare individualmente, e confrontarci continuamente. Ognuno mette bocca su tutto, siamo delle suocere maledette, però è molto stimolante e fino a che non siamo tutti e quattro convinti le canzoni rimangono in sospeso. C’è una canzone sulla quale abbiamo lavorato per tutta la primavera del 2019, ma tipo da metà marzo a metà giugno, solo su quella. E poi è rimasta/rimarrà fuori dal disco. Almeno di questo.

5. Grazie per aver risposto alle nostre domande! Salutereste i nostri lettori con la canzone che più vi piace?

Vorremmo avervi qui, per raccontarvi tutto. (QTVDR)

È che adesso siamo pazzi

Per le cose che ci fanno a pezzi

Tipo i dischi e la carriera

Le paure e la fortuna. (Mac Baren).

Grazie milioni. Balto.

Intervista a cura di Greta Anello

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