29 Luglio, 2020

ACHILLE LAURO E LA DISSONANZA EMOTIVA

La sensibilità disarmante di un individuo con sette personalità ed un unico carattere consapevole del fatto che non esiste nessun corrispondente all’altra metà di sé è quella che mira a mettere in evidenza il nuovo album di Achille Lauro, 1990, pronto a far rivivere i grandi successi degli anni ‘90 decontestualizzandoli fino all’ottenimento della funzione straniante tanto cara a questo eclettico artista.

Non un semplice disco ma una testimonianza di vita che va a toccare dal profondo la dissonanza emotiva di un io narrante pronto a mettersi a nudo ripercorrendo i proprio ricordi fino ad autoproclamarsi il re de la miserie in un mondo blu senza più ideali in cui predomina il nichilismo più totale e il sacro perde il proprio valore tanto da poter essere utilizzato all’interno di una canzone con un’accezione del tutto profana.

Dai testi si evince la volontà di redenzione da parte di un moderno Lucifero pronto ad ammettere i suoi errori per non cadere nella voragine infernale, il racconto della storia di chi ha toccato il fondo ma è riuscito a risalire nonostante le difficoltà e le fragilità, il senso di inettitudine che porta i diversi a sentire il peso delle catene che li ancorano ad immagini negative facendogli credere che non esistano possibilità di ritorno.

Il pezzo di questa settimana non si focalizza su una semplice emozione, ma su qualcosa di diverso, sulla dissonanza emotiva tipica di ogni essere umano e sempre più spesso mascherata solo per apparire migliori, come se dovessimo essere dei superuomini in grado di superare le fragilità di una psiche incontrollabile. A tal proposito definirei Lauro un moderno Dante che ha deciso di guidarci nel viaggio all’interno di noi stessi, per farci comprendere che esiste sempre possibilità di redenzione e di scelta.

Annalisa Di lorenzo

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